Amianto. Risarcimento danni

Molti lavoratori che hanno prestato la propria attività in fabbriche, raffinerie, poligrafici, sono stati esposti per diversi anni a materiali di amianto. Poiché le conseguenze dell’esposizione all’amianto, quali l’insorgenza di tumori, carcinomi, asbestosi, possono verificarsi a distanza di parecchi anni e la prova dell’eventuale nesso di causalità sarebbe arduo se non, spesso, impossibile, l’art. 13, comma 8, L. n. 257/92  ha previsto la possibilità per questi soggetti di ottenere, comunque, il riconoscimento di un indennizzo; in particolare, la legge ha previsto che i lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni, possano vedere riconosciuto un indennizzo che consiste in una rivalutazione dell’intero periodo lavorativo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali. Tale periodo è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,5, per tutti quei lavoratori che abbiano svolto, entro il 2 ottobre 2003, attività con esposizione ultradecennale all’amianto.

Successivamente è entrata in vigore una disciplina più restrittiva, l’art. 47 D.L. n. 269/2003, secondo cui a decorrere dal 1° ottobre 2003, il coefficiente stabilito dall’articolo 13, comma 8, della L. 27 marzo 1992, n. 257, è ridotto da 1,5 a 1,25 e lo stesso si applica ai soli fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime.

Sono esclusi dal beneficio per esposizione all’amianto solo i titolari di pensione di invalidità con decorrenza anteriore all’entrata in vigore della L. n. 257/92, i quali – prima di tale data – avessero sia compiuto l’età pensionabile, sia proposto domanda per trasformare la prestazione in godimento in pensione di vecchiaia e avessero, sempre prima dell’operatività della L. n. 257/92, tutti i requisiti per godere della pensione di vecchiaia medesima (Cass. 15/4/2009 n. 8915).

La maggiorazione secondo il coefficiente 1,5 dei periodi lavorativi comportanti esposizione all’amianto, prevista dall’art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, come modificato dall’art. 1, comma 1, del D.L. n. 169/1993, conv. nella legge n. 271/1993, in virtù di una interpretazione che la Corte Costituzionale ha giudicato conforme agli artt. 3 e 38, Cost. (sent. n. 434/2000), non spetta ai soggetti che, alla data di entrata in vigore della legge n. 257/1992 (28 aprile 1992), erano già titolari di una pensione di anzianità o di vecchiaia ovvero di inabilità, mentre va riconosciuta -ferma restando la ricorrenza di tutti gli altri requisiti stabiliti dalla succitata disposizione-ai lavoratori che, a quella medesima data, prestavano ancora attività di lavoro dipendente, ovvero versavano in uno stato di temporanea disoccupazione, ovvero erano titolari della pensione o dell’assegno di invalidità. (Cass. 26/2/2003, n. 2932).

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